In Campania la capitale del nudismo è Marina di Camerota

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In Campania la capitale del nudismo è Marina di Camerota

Un tempo era un tabu, ora il fenomeno del nudismo è diventato di massa e coinvolge tante persone anche in Italia.

Nella filosofia del naturismo, che porta centinaia di migliaia di persone in tutto il mondo a vivere completamente svestite le esperienze della socia-lità soprattutto in un contesto balneare e vacanziero, c’ è una dimensione spirituale che accompagna quella corporale: il senso di una correlazione tra sé e le cose, che porta a spogliarsi e sentirsi parte integrante del tutto, recuperando un rapporto immediato, senza più filtri, con gli elementi e la natura.

Il fenomeno, che in Italia coinvolge circa 250mila persone, tra naturisti affiliati a un’ associazione (alcune migliaia) e nudisti spontanei, sta via via prendendo piede, sebbene da noi manchi ancora una legislazione nazionale che disciplini la pratica. Al momento solo cinque spiagge libere sono state autorizzate dai Comuni come destinazione naturistica – Capocotta a Ostia, il Nido dell’ Aquila a San Vincenzo (Livorno), Acquarilli all’ Isola d’ Elba, Lido Le Morge a Torino di Sangro (Chieti) e la Spiaggia del Troncone a Marina di Camerota (Salerno) – e soltanto cinque Regioni (Piemonte, Emilia Romagna, Lombardia, Veneto e Abruzzo) hanno emesso una legge regionale per la promozione del turismo naturista. Al contempo però sono fioriti villaggi e camping naturisti privati (riconosciuti come “terreni certificati” sono undici), diventati più meta di turisti dal Nord Europa.

Per analizzare bene il fenomeno occorre tuttavia fare alcuni chiarimenti e smentire e smontare alcuni cliché. In primo luogo, ci dice Gianfranco Ribolzi, presidente della Federazione Naturista Italiana (Fenait) che accorpa una dozzina di associazioni nonché direttore de Le Betulle, vicino Torino, primo camping nella storia del naturismo in Italia, «bisogna distinguere tra nudismo e naturismo. Il primo è la semplice pratica della nudità, senza particolari convinzioni o attenzioni all’ ambiente e alla condotta di una vita sana. Il secondo comporta invece l’ adesione a una serie di principi e l’ accettazione di un codice, che riguarda il rispetto di sé e del proprio corpo, degli altri e della natura». Deriva da qui la seconda puntualizzazione, ossia la smentita dell’ idea che il naturismo sia associato all’ esibizionismo, alla trasgressione o al sesso. «Viceversa», nota Ribolzi, «un naturista gestisce la propria libido e non si abbandona a pratiche erotiche plateali. Ciò significa essere profondamente rispettosi dell’ altrui nudità, non considerare più un corpo senza indumenti come mero oggetto sessuale». La confusione tra naturismo e sessualità nasce semmai da club come quello di Cap d’ Agde in Francia, considerato il paradiso di nudismo e scambismo. «Ma è un’ eccezione», ribadisce il presidente Fenait, «perché quasi tutti i villaggi naturisti sono a fruizione familiare».
Ed ecco un altro luogo comune da sfatare: l’ idea che spiagge e club naturisti siano frequentati perlopiù da giovani single a caccia di conquiste o esperienze estreme. «Al contrario», avverte Ribolzi, «moltissimi villaggi prevedono la presenza di famiglie con bambini. Anzi, se proprio viene fatta una selezione, è nei confronti dei single privi della tessera Fenait. Molto spesso non vengono accettati, perché considerati potenziali guardoni».

Nonostante questa chiara disciplina, la pratica tuttavia è ancora considerata tabù in molti luoghi, tant’ è che chiunque si avventurasse su spiagge libere mostrandosi senza veli rischierebbe una sanzione pecuniaria fino a 10mila euro per atti contrari alla pubblica decenza. Anche per questo, forse, buona parte dei naturisti italiani va all’ estero a praticare la sua scelta libera di vacanza, ad esempio in Francia, Croazia e Spagna.

Mentre nei club naturisti italiani arrivano per lo più stranieri, come olandesi, tedeschi e svedesi (i francesi no, tendono a restare sulle loro spiagge, perché anche in questo sono nazionalisti). La fuga dei naturisti autoctoni può essere intesa come il risultato dei pregiudizi nel territorio dove si vive: della serie, nemo nudista in Patria Ma può essere anche considerata un incentivo al turismo europeo, allo spostamento estivo da un Paese all’ altro, una sorta di Erasmus della nudità.
E infatti il mercato vacanziero segnala dei picchi dove ci sono strutture ad hoc per naturisti. Come dire, il Naturismo è un incentivo al turismo.

Lo storico campeggio «Pizzo Greco» di Capo Rizzuto in Calabria, ad esempio, fa registrare la media di 97mila clienti ogni anno, per l’ 80% stranieri, i quali poi hanno modo, una volta usciti dalla struttura (in abiti civili, va da sé), di visitare e conoscere anche il territorio circostante, con benefici per tutto il sistema turistico locale. E allora non è un caso, come ci dice Anna Greco, titolare del camping, che «circa otto bed and breakfast su dieci in Italia hanno chiesto di trasformarsi in luoghi ricettivi per naturisti. Devono aver verificato che il volume di affari, da questo punto di vista, aumenta in modo esponenziale». D’ altronde, i potenziali clienti rientrano nella più svariate categorie, spesso impensabili. «Nel nostro club ci sono anche uomini e donne musulmani», ci dice la Greco. «E conosco sacerdoti cattolici, convinti naturisti», conferma Ribolzi. Come dire: anche i preti possono spogliarsi, e non solo a una certa età Più difficile cercare di far convivere nello stesso luogo naturisti e non-naturisti.
«Una struttura in Abruzzo», avverte la Greco, «ci aveva provato ma ha dovuto presto riconvertire il suo camping a uso esclusivo dei non naturisti, perché i bimbi di famiglie che non aderivano a questa pratica restavano turbati alla vista di adulti nudi». Allo stesso modo la presenza di uomini in costume da bagno o di donne in bikini sulle spiagge naturiste non è gradita, anzi è disprezzata o giudicata in maniera comica. E così scopri che in quei luoghi la vera perversione è coprirsi. Che scostumato, non si è nemmeno tolto gli slip.

Fonte Liberoquotidiano.it

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